Venere che disarma Amore
Orazio Samacchini (Bologna 1532-1577)
Olio su tela
Cm. 64x50
Inv. 1213
Posizione: 23 Sala di Diana

La tela sembra da riferire al bolognese Orazio Samacchini, sensibile al manierismo internazionale di Spranger o di Goltzius. Questo aspetto della sua cultura, ancora non ben conosciuta, è apparso a Bologna a Palazzo Vizzani e a Città di Castello a Palazzo Vitelli. Il Winkelmann ha attribuito a Samacchini "Venere e Amore” (Zagabria, coll. privata) che rappresenta un tema vicino a quello della tela di Mantova, evidentemente basato su un motivo che ispirò il Parmigianino, così come Paolo Veronese e, più tardi Watteau. Del resto la tela di Palazzo d'Arco manifesta uno spiccato classicismo: la posa della Venere ricorda, contemporaneamente, sia la “Leda” di Leonardo sia la “Galatea” di Raffaello, inoltre la composizione rammenta antichi cammei. Il tema, uno degli "Scherzi d'amore" di Odoardo Fialetti "Venere che disarma amore”, è un appello all'assopimento della passione e al termine degli eccessi amorosi, un tema casto, in contrasto con la sensuale nudità della Venere, commentato simbolicamente dallo scorrere dell'acqua della fontana, e dalla coppia delle colombe ai piedi della Dea, che rifiuta di cedere alle suppliche d'Amore rivendicando invano la freccia che ella gli ha sottratto.

S.B.